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Amendolea
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mwegAmendolea (Aμυddαλία, mwewAmiddalìa in mwfagreco di Calabriacite-ref-1[1]) è una piccola frazione del comune di mwgqCondofuri, situato al centro dell'mwggarea grecanica della mwgwProvincia di Reggio Calabria.
Esso è abitato da 13 famiglie e sorge a circa 5 chilometri dal mwhqmare, sulla riva sinistra della mwhgfiumara Amendolea, e sovrastato dalla rocca su cui sorge imponente il mwhwCastello dei Ruffo. Fino al 1811 fu comune autonomo.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Il paese di Amendolea non prende il nome dal suo omonimo e adiacente torrente, come si potrebbe pensare, ma dal suo feudatario, la famiglia Amendolea appunto, che prese possesso di queste terre nell'mwiwXI secolo.
Le origini del paese sono incerte, tuttavia si ritiene che esso sorse in epoca precedente a quella dell'adiacente castello di origine mwjqnormanna. Molti storici identificano la fiumara Amendolea con l'antico fiume Alex che divideva il territorio di Reggio da quello di Locri Epizefiri, questo significherebbe che il paese è ben più vecchio come starebbero a dimostrare alcuni reperti molto antichi. La storia di Amendolea è storia del suo castello di cui abbiamo qualche cenno specie dopo che subentrò nel possesso del feudo la famiglia Ruffo (mwjg1624).
A partire dal mwkaXII secolo, grazie alla sua posizione strategica, il paese assunse una sempre maggiore importanza politica e militare, tanto che sino al mwkq1806 la stessa Condofuri era un pagus (ossia un casale) di Amendolea. A seguito del matrimonio del mwkg1386 circa di Margherita dell'Amendolea, figlia di Giovan Antonio e di Clemenza d'Angiò, la baronia dell'Amendolea, insieme ai feudi di Rutino e Pozzomagno, passò prima a Raimondo del Balzo Barone di Specchia Preite in Terra d'Otranto e Signore di Molfetta, e Giovinazzo, poi nel mwkw1412 al figlio Jacopo e quindi nel mwla1444 al nipote Raimondo, titolare di Rossano, conte d'Alessano e Barone di Specchiacite-ref-2[2]. Nel mwmq1495 le terre di Amendolea e di San Lorenzo passarono nelle mani di Bernardino Abenavolo del Franco. Nel mwmg1528 l'mwmwimperatore Carlo V le tolse a Giovan Battista Abenavolo del Franco, accusato di ribellione (avendo appoggiato il Lautrec), e le diede a mwnaBernardino Martirano, noto anche come poetacite-ref-3[3]. Infine nel mwoq1624 le terre di Amendolea, castello compreso, vennero acquistate da Francesco Ruffo, duca di Bagnara. La famiglia Ruffo manterrà il feudo fino al mwog1806, anno in cui avrà fine l'età feudale.
I Ruffo non risiedettero mai sul posto, ma affidarono a fiduciari il controllo del feudo: esso, infatti, presentava difficoltà maggiori poiché la popolazione parlava ancora la lingua grecanica, che nel resto della mwpaCalabria era ormai estinta. Dopo il governo piuttosto tranquillo di Federico Polistena, allontanato poi dai Ruffo per contrasti relativi alle entrate, furono sperimentati nuovi rapporti con il feudatario e per la prima volta si registrano proteste da parte della popolazione contro le angherie dei castellani mandati dai Ruffo, in particolare contro Sangallo che tenne il feudo dopo il 1640.
All'importanza politica del feudo non corrispose però una ricchezza economica: l'inaccessibilità dei luoghi, la mancanza di strade, le scarse risorse relegarono l'economia locale alla pastorizia e all'agricoltura. Le cose peggiorarono nei secoli successivi. Sintomatica è la delibera del sindaco di Amendolea che nel mwpg1801 vietò la vendita delle foreste di mwpwquerce della SS. Annunziata dell'Amendolea poiché le mwqaghiande servivano per il mwqqpane comune della popolazione.
L'antico paese di Amendolea fu pesantemente danneggiato dal mwqwterremoto del 1908 e definitivamente abbandonato dopo l'alluvione del mwra1956.
Ricostruito in forma di piccolo borgo agro-pastorale proprio ai piedi della grande rocca, a causa di motivi economici e di vivibilità pratica ha visto negli ultimi decenni ridurre il numero dei suoi abitanti, emigrati verso mwrgReggio Calabria e mwrwCondofuri.
Note
cite-note-11. ↑ mwtgPaolo Martino, mwtwmwuaL'isola grecanica dell'Aspromonte. Aspetti sociolinguistici (mwuqmwugPDF), su mwuwvatrarberesh.it, p.mwva 3. mwvqURL consultato il 5 maggio 2017.
cite-note-22. ↑ mwwgF. Canali e V. C. Galati, mwwwArchitetture ed Ornamentazione dalla Toscana agli Umanesi baronali, Architetture e ornamentazioni dalla Toscana agli 'Umanesimi baronali' del Regno di Napoli alla fine del Quattrocento, IV, Orizzonti progettuali tra Giuliano da Maiano e Francesco di Giorgio Martini. Fulcri architettonici, espansioni urbane e rifondazioni di terre nella committenza dei due rami dei "Del Balzo", "conti di Alessano e baroni di Specchia" e "conti di Castro e Ugento, e signori di Tricase e Nardò" nel Salento meridionale e a Giovinazzo (1463-1510), in Per Amor del Classicismo: ricerche di Stori adell'Arte in Memoria di Francesco Quinterio, in mwxaBollettino della Società di Studi Fiorentini, 24-25,2015- 2016.
cite-note-33. ↑ E. Valeri, «MARTIRANO, Bernardino». In: mwyamwyqDizionario Biografico degli Italiani, Vol. LXXI, Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008 (mwygon-line)
Voci correlate
Collegamenti esterni
• mwagAlcune foto di Amendolea, su provincia.rc.it (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2007).